21/01/2010
IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE
Ho deciso di prendere spunto dagli eventi di Rosarno per riprendere un argomento che mi sta particolarmente a cuore.
IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE
L’argomento è complesso quanto spinoso soprattutto per le varie implicazioni ed interpretazioni molto soggettive che ne conseguono.
Vi sono visioni più o meno condivise e più o meno condivisibili che vedono la questione immigrazione e integrazione come un fastidio del quale liberarsi piuttosto che di un problema (come tanti altri) da affrontare.
Ogni volta che accadono fatti nei quali vi sono coinvolti degli immigrati (clandestino o meno) il primo pensiero che accomuna certe visioni è: se non ci fossero stati non sarebbe successo.
Questo, a mio modesto quanto fallibile parere, è quantomeno un luogo comune oltre che errato ed insufficiente a identificare la “falla” e le giuste percentuali di responsabilità.
Ora si può disquisire quanto si vuole sul fatto che sia giusto o meno fare una politica di accoglienza nei confronti di chi desidera venire in Europa, ma non si può impedire che ciò avvenga. Pertanto sarebbe pragmatico, oltre che un’opportunità, avere la lungimiranza di fare una politica di immigrazione volta all’accoglienza con una parallela politica di integrazione sociale che tuteli sia l’immigrato quanto il “nativo”.
Sono consapevole delle difficoltà per via del fatto che qualsiasi strumento normativo e giudiziale si scontra comunque con l’aspetto culturale sia degli uni che degli altri.
Ma se già le istituzioni smettessero, in termini di principio, di vedere l’immigrato quale categoria anziché individuo, probabilmente sarebbe già un passo avanti.
Esempio pratico sarebbe che qualsiasi imprenditore o datore di lavoro che dir si voglia assuma in modo irregolare e con compensi inadeguati lo stesso venisse punito in modo esemplare a prescindere dal fatto che il lavoratore sia “nativo” o straniero. Gli strumenti di tutela devono essere volti alla tutela individuale prescindendo dalla nazionalità, religione o cultura dell’individuo in questione.
Da ciò ne consegue che i primi a non dover fare distinzioni devono essere le istituzioni.
Questo però non va tradotto automaticamente in una politica lassista nei confronti dell’immigrazione clandestina, che sono convinto vada impostata, sempre col criterio individualista, con quegli strumenti normativi che consentano oltre che la “persecuzione” del reato anche e soprattutto la prevenzione. Vi sono diverse cose da fare per prevenire l’immigrazione clandestina, e una delle tante è sicuramente quella di immettere nelle nazioni di provenienza dei capitali volti a facilitarne il progresso economico , oltre che culturale. Quando si dice che l’economia muove tutto il resto, non si dice niente di sbagliato. Se uno stato povero non viene valorizzato da investimenti stranieri è ovvia conseguenza che cadrà in mano ad una oligarchia di pochi che avvolte con la religione, avvolte con un finto nazionalismo inducono le masse della loro popolazione a chiudersi e a non confrontarsi con le culture straniere e di conseguenza a non avere alternative oggettive.
In uno stato economicamente progredito, dove vi sono in gioco capitali esteri, si ha invece tutto l’interesse a salvaguardare gli “ospiti” che portano ricchezza e benessere, a concedere maggiori libertà perché si possa mantenere la situazione economica positiva.
È una questione di opportunità e di pragmatismo. Anche il più idiota degli integralisti sarebbe meno tentato di sovvertire un ordine che porta dei benefici oggettivi, o quantomeno resterebbe più isolato ed inascoltato di quanto non lo sia nel malcontento.
Saltando a piè pari la prevenzione e dato per scontato che, applicate tutte quelle misure che garantiscano una immigrazione legale e sostenibile, affrontiamo la questione dell’integrazione.
L’integrazione non è, al contrario di quanto si crede, solo un fatto culturale. Infatti come dicevo prima per poter dire che siamo tutti “uguali” è necessario che siano le istituzioni i primi ad asserirlo.
Questo principio va quindi inserito anche nel contesto dell’integrazione che non va vista come una cieca “annessione” alla cultura ospitante, ma tanto meno come una cieca accettazione della cultura e delle usanze ospitate.
Vi è una teoria secondo la quale al lato pratico la società si auto organizza in modo indipendente anche senza “strumenti” che mirino a indirizzare il flusso in una certa direzione. La teoria è molto complessa e francamente non sono in grado di esporla in modo esaustivo nella sua completezza, ma in sostanza dice che meno si interviene nel condizionare le scelte e meglio le diversità si fondono.
È ovvio ed inequivocabile che io personalmente sono ben lontano dall’ipotizzare una qualsiasi forma di anarchia anche solo formale. Ma è altrettanto ovvio che non è la quantità di leggi e norme che determinano l’ordine, quanto la loro qualità.
È pertanto necessario che oltre a norme precise e volte a garantire la dignità, la libertà, la sicurezza individuale vi sia anche il buon senso sia delle istituzioni quanto tali sia delle persone che in nome delle stesse vanno poi ad operare nel campo pratico.
Tutto ciò va fatto abbandonando ogni logica ideologica, mirando essenzialmente alla logica dell’equilibrio tra doveri e diritti individuali, pur consci del contesto comunitario.
Ma attenzione al contesto da non confondere come una entità alla quale dare una identità a se stante, sarebbe come dire di non fare di un’erba un fascio.
Nell’impostazione delle politiche di integrazione vanno quindi bandite tutte quelle iniziative che puntano ad una amalgamare in modo forzato le diversità, o ad annullare le stesse. Qui sta l’errore più grande.
Lo stato ospitante deve avere quella intelligenza e quella sensibilità necessaria a saper individuare quella strada normativa che sia funzionale a “smussare gli angoli” senza mortificare mai nessuno: ne stranieri ne “nativi”. Si perché certe volte succede anche il contrario, cioè nell’intento (vuoi anche nobile) di non ferire la sensibilità dell’ospite si ottiene che viene mortificato il “nativo”. Esempio chiaro e lampante è il tentativo laicista di levare i crocifissi dai luoghi pubblici.
Questo, non solo non aiuta lo straniero ad integrarsi, ma se possibile peggiora le cose.
Se si facesse una ipotetica intervista a tutti gli stranieri in Italia e gli si chiedesse se il crocifisso appeso in un aula scolastica dia loro fastidio, ci si renderebbe conto dell’insignificante percentuale che risponderebbe affermativamente.
I simboli hanno il valore che noi gli diamo, pertanto se non gli diamo valore è e sarà solo un ornamento. Questo è il messaggio che va dato, non la contrapposizione culturale a tutti i costi.
Per contro è giusto dar spazio a tutti gli individui inseriti in un contesto comunitario di poter liberamente manifestare la propria cultura e religione, con metodi ed usanze che non siano in contrasto con i diritti più elementari dell’individuo.
Perciò posto che dette manifestazioni non debbano ledere quei valori non negoziabili, ne consegue che debba essere garantita la suddetta libertà.
Credetemi se vi dico che il popolo è molto più avanti delle istituzioni in questo campo, e fortuna vuole che al di là di quanto appare nei media, l’integrazione spontanea sta funzionando già da tempo molto meglio di quella indotta.
Prendiamo esempio e impariamo
12:26
Scritto da : moreno169
in politica | Link permanente | Commenti (5)
| Trackback (0) |
Segnala
| Tag: islam, natale, cristanesimo, religione, laicismo, laicità, immigrazione | OKNOtizie |
Facebook
04/01/2010
LETTERA APERTA A FILIPPO ROSSI
In risposta all'articolo di Filippo Rossi che potete leggere clikando qui: http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art...
Ciao Filippo,
devo proprio farti i complimenti per il tuo articolo.
Credo tu abbia colto pienamente il limite di Feltri.
Ti dirò; sono molto dispiaciuto per l'atteggiamento di Feltri da qualche tempo a questa parte. Prima lo stimavo molto, magari non condividevo tutto, ma lo stimavo.
Il problema comunque non è solo Feltri, ma l'incredibile "personalizzazione" della politica italiana da qualche tempo (15 anni circa) a oggi.
Non si è mai visto in uno Stato occidentale che per quasi vent'anni il leader della coalizione fosse sempre lo stesso. questo non giova alla coalizione, non permette l'iimissione di nuova "linfa" e non garantisce l'evoluzione naturale del pensiero politico.
Bisogna lavorare su questo aspetto.
Senza nulla togliere a Berlusconi che è sicuramente un grande leader, sarebbe bene considerare il fatto che debbano esistere delle valide alternative nel centro destra. Per quanto possa sembrare logico detto da me, che potrei essere considerato un finiano, il male nel centro destra è che non si è mai considerato seriamente di proporre un altro leader. E' una cosa sulla quale non si è mai voluto nemmeno discutter (non apertamente almeno). Questo atteggiamento spinge alcuni ad essere "ostili" a Berlusconi e ad altri ad essere ostili a chiunque dica un qualcosa che si discosti dall'impronta del Presidente del Consiglio.
Le riforme che tanto auspichiamo sono necessarie anche all'interno del PDL, in senso culturale intendo. Infatti il mio personale auspicio è che nel PDL nasca una nuova cultura: la cultura del proporre e non dell'imporre, la cultura del confronto e non dello scontro, un pragmatismo costruttivo e non cinico volto solo al consenso.
Mi sto dilungando troppo....
Ciao e a presto
Moreno
22:19
Scritto da : moreno169
| Link permanente | Commenti (13)
| Trackback (0) |
Segnala
| Tag: filippo rpssi, fini, feltri, politica, berlusconi | OKNOtizie |
Facebook
23/12/2009
IL LAICISMO DANNOSO
Consiglio di visitare il seguente link prima di leggere il mio post:
http://www.ilgiornale.it/interni/sono_lislamico_mohamed_l...
Spero abbiate letto con attenzione, perchè altrimenti rischiesreste di non capire il mio post.
L'articolo del link dovrebbe dare l'idea di come prodigarsi, talvolta anche in buona fede, per cercare di non offendere la sensibilità di chi la pensa diversamente da noi può essere controproducente se non dannoso.
Già l'ho detto: "in Europa sta nascendo un laicismo oltranzista che sembra mirare a spogliarci della nostra identità culturale e/o religiosa".
Forse alcuni vogliono fare questo in nome di una "libertà di culto" e di "rispetto delle culture ospitate". Ma il risultato pratico sembra essere uno svilimento ingiustificato di quelle che sono le nostre legittime tradizioni e le conseguenti manifestazioni pubbliche delle stesse. Gli esempi si spreccano: i tentativi di levare i crocifissi dai luoghi pubblici, le decisioni di alcuni insegnanti di censurare il Natale, ecc.
Il tutto viene fatto nella convinzione di mostrare rispetto per gli stranieri che "ospitiamo".
A mio modesto e fallibile giudizio ritengo che non si potrebbe fare errore più grande. I motivi?
Se avete letto l'articolo linkato alcuni motivi potreste dedurli ed estrapolarli già dall'articolo.
Dal mio punto di vista ritengo che i danni che sono conseguenti all'atteggiamento laicista sono:
- il fatto che si continua a considerare gli stranieri ospiti e non persone facenti parte della nostra società
- lo svilimento delle nostre tradizioni, della nostra cultura e della religione da noi più diffusa
- il conseguente percepire (a torto) quale colpevole di tutto ciò proprio lo straniero che si vuole tutelare
- la mancnza di valori morali condivisi
Non è rinunciando alle proprie tradizioni che si è rispettosi delle tradizioni altrui. Dobbiamo imparare che l'integrazione è fatta di continui confronti dove nessuno deve sentirsi costretto a rinnegare proprio nulla. Naturalmente è ovvio che il Paese "ospitante" deve garantire la manifestazione (a patto che non vengano infrante leggi e/o lesi diritti individuali) delle varie culture che ne compongono la società comprese le minoranze, ma a maggior ragione deve garantire la continuità e la naturale evoluzione della cultura "dominante" o meglio radicata, senza forzature laiciste.
Succede infatti che nella guerra ai dogmi (che non piacciono neanche a me) altro non si fa che sostituirli con altri dogmi, QUELLI LAICISTI.
Come al solito ribadisco il fatto di essere laico, per chi avesse dubbi in proposito.
10:17
Scritto da : moreno169
in opinioni | Link permanente | Commenti (10)
| Trackback (0) |
Segnala
| Tag: islam, natale, cristanesimo, religione, laicismo, laicità | OKNOtizie |
Facebook







