03/11/2010

COME VOGLIAMO IL NOSTRO PARTITO...

18/09/2010

I ROM, LE LEGGI, IL RAZZISMO E L’IPOCRISIA.

t_rom_pollicino.jpgIn questi giorni ho letto tutto e il contrario di tutto sulla questione dei rimpatri dei Rom che alloggiano in campi abusivi.

C’è chi si schiera senza se e senza ma dalla parte della Francia e chi contesta questo modo di agire.

Mi chiedo cosa spinga gli uni e cosa spinga gli altri a prendere una posizione in questa vicenda.

A parole tutti ci preoccupiamo sempre di tutto, salvo poi nei fatti lasciare le cose come stanno e nella migliore delle ipotesi protestare quando qualcuno fa qualcosa che non ci piace.

 

Il problema dei Rom è molto semplice: NON ESISTE UN PROBLEMA DEI ROM!

 

Esiste solo l’ipocrisia sia di chi si dice in difesa dei diritti dei Rom e viceversa anche di chi li vorrebbe cacciare a calci nel sedere.

I Rom sono delle persone, alcune buone, altre meno e altre veri e propri delinquenti; un po’ come il resto del mondo.

Ogni Stato ha le sue leggi. Parlerò di quelle italiane e di alcuni “diritti fondamentali dell’uomo”.

Vi sono comunità Rom in Italia che hanno liberamente deciso di integrarsi nella società italiana: mandano a scuola i loro figli, lavorano, vivono più o meno come noi.

Ve ne sono altre che invece perseverano in comportamenti che violano puntualmente una marea di leggi italiane e praticamente ogni “diritto fondamentale dell’uomo”, sopratutto dei minori.

Da noi vi sono strumenti legislativi volti a tutelare i minori che vengono puntualmente violate da alcuni Rom (ma non solo, anche da molti italiani) che mandano i loro figli a chiedere l’elemosina, li istigano alla delinquenza, li maltrattano, vendono le loro figlie minorenni per matrimoni volti a suggellare alleanze tribali. Queste sono violazioni sia dei diritti fondamentali dell’uomo, sia di leggi dello Stato italiano; quanto basta perché le autorità intervengano.

Se viene visto da un vigile urbano un bimbo Rom che chiede l’elemosina viene spesso ignorato, ma se si vedesse il figlio di un italiano verrebbe immediatamente allertata la macchina dei servizi sociali, il bambino italiano (dopo gli accertamenti del caso) verrebbe affidato ad adeguate strutture e i genitori verrebbero privati della patria potestà; il tutto mentre il bambino Rom continua, indisturbato, a chiedere l’elemosina.

Questa è ipocrisia!

Se si cominciasse a vedere la cosa come responsabilità personale, rinunciando all’alibi della cultura, sarebbe molto più facile agire in merito alla questione senza pregiudizi e senza un approccio ideologico.

Chi infrange le regole va punito senza se e senza ma, che sia italiano o straniero.

Posto quindi che si debba agire senza condizionamenti ideologici, credo che sia doveroso che le istituzioni preposte facciano semplicemente rispettare le leggi.

Aggiungo inoltre che sulla famosa convenzione della libera circolazione va fatta una precisazione: libera circolazione non si traduce in libero trasferimento da uno Stato all’altro, in quanto  la libera circolazione presuppone uno stanziamento momentaneo e non stabile.

Mi piacerebbe che chi si erge a difensore di improbabili “culture” andasse a verificare di persona cosa queste comportino.

I Rom vanno rispettati perché esseri umani, non perché Rom; così come gli Italiani vanno rispettati perché esseri umani non perché Italiani.

Ultima riflessione: non si possono vantare diritti se non si è disposti a riconoscere di avere dei doveri.

30/08/2010

"NON SOLO MATRIMONI GAY"

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È giunto il momento di fare chiarezza su questo argomento.

Affrontare la cosa da un punto di vista ideologico credo sia oltremodo superato e alquanto fuorviante la realtà.

Perché dico questo?

Perché tutti gli argomenti adotti da chi è contrario ad una regolamentazione delle copie di fatto sono sempre di tipo ideologico quali ad esempio: “è contro natura”, “non si può paragonare il matrimonio alla convivenza”, ecc.

Questo lascia intendere come l’argomento venga affrontato, nelle migliori delle ipotesi senza riflettere, nella peggiore con forti pregiudizi.

Proviamo ora a fare dei ragionamenti logici e pragmatici.

Da chi può essere composta una copia di fatto?

Ecco un breve elenco:

-          Da fratello e sorella

-          Da due fratelli/sorelle

-          Da due amici/amiche

-          Da omosessuali uomini o donne

-          Da genitore e figlio/a

Ora veniamo ad un'altra considerazione: a cosa servirebbe la regolamentazione delle copie di fatto?

Due persone, a prescindere dal motivo per cui decidono di convivere, instaurano un rapporto di solidarietà reciproca tipico della solidarietà del nucleo familiare; pertanto non vedo che ostacolo ideologico ci possa essere nell’attestare questo principio anche con strumenti legislativi. Inoltre vorrei capire la contraddizione del fatto che le persone residenti allo stesso indirizzo risultano insieme nel nucleo familiare, hanno i redditi cumulabili e tutte quelle limitazioni che ne conseguono, ma non possono invece godere di alcun diritto che dovrebbe invece derivare quale il riconoscimento del principio di solidarietà familiare.

L’unica differenza che c’è e che il legislatore non deve trascurare è la finalità delle due diverse situazioni:

-          Nel matrimonio “classico” oltre a quanto su detto vi è la finalità presunta e potenziale della procreazione, che giustamente ha delle conseguenze giuridiche diverse da quelle di una copia di fatto.

-          Nella copia di fatto, in alcune soprattutto, le finalità per ovvi motivi non possono contemplare la potenziale ne tantomeno probabile procreazione (e conseguentemente  l’adozione)

Considerate queste differenze credo che individuare degli strumenti legislativi a tutela delle copie di fatto, non solo si possibile, ma ritengo sia ormai doveroso.